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Comune di Monguzzo (CO)

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Histoire de la Ville
Photo NOTIZIE STORICHE

NOTIZIE STORICHE

Fra il lago di Pusiano e quello di Alserio, sopra un ameno colle, sorge Monguzzo, uno fra i più antichi comuni della Pieve d’Incino.

Apparteneva nell’Alto Medio Evo a quella corte di Calpurno che nel 920 fu concessa dall’imperatore Berengario, assieme alle corti di Bulciago e di Cremella, ai canonici della basilica di San Giovanni di Monza. Contro la dipendenza dalla chiesa di Monza insorsero nel 1209 alcuni abitanti di Monguzzo, rifiutandosi di pagare la guadia alla quale erano tenuti, come soggetti alla giurisdizione della chiesa, in quanto sostenevano che il luogo di Monguzzo non faceva parte della corte di Calpurno, ma era a se stante e fortificato: ma Alberto de Casate, sindaco della chiesa di Monza, dimostrò il contrario. Pochi decenni dopo Monguzzo ebbe le prime disposizioni statutarie. Il consolidarsi della signoria viscontea portò alla perdita del possesso di Monguzzo da parte della chiesa di Monza. Gian Galeazzo Visconti il 2 agosto 1380 fece donazione del castello di Monguzzo e di molte terre della Pieve d’Incino, con diverse possessioni, al milite Iacopo Dal Verme per servizi prestati da lui e da suo padre. Il duca Filippo Maria confermò al conte Luigi, figlio di Giacomo, il feudo e vi aggiunse Bobbio, Castel San Giovanni e Voghera. Al conte Luigi successe il figlio Pietro, ma alla sua morte il feudo di Monguzzo tornò alla camera ducale. Giovanni Galeazzo Sforza, trovandosi debitore verso Giovanni Bentivoglio di Bologna dello stipendio per aver partecipato alla guerra contro i veneziani, il 27 marzo 1846 gli concesse, invece del denaro, la rocca, le case, i beni e la giurisdizione di Monguzzo con Colciago e Lurago, col diritto di decima, due boschi del territorio di Anzano e metà del luogo di Monguzzo, per sé, eredi e successori. Alla morte di Giovanni Bentivoglio successe il figlio Alessandro nel possesso del feudo, ma sulla fine del 1527 l’astuto e audace capitano Gian Giacomo dè Medici, detto il “Medeghino”, si impadronì di Monguzzo e del suo castello, di cui fece una vera piazzaforte. Anni assai miseri vennero allora per gli abitanti di Monguzzo, tormentati continuamente dagli sgherri del Medici, che restò in possesso del paese sino al 1531, quando il castello fu stretto d’assedio dalle milizie sforzesche: è la fine del dominio dei Medici in Brianza, il feudo torna in possesso del Bentivoglio.

 


Il castello DOPO IL 1850

DOPO IL 1850

 

L'antico e forte castello passò in proprietà prima dei marchesi Rosales, e nel 1853 del banchiere conte Sebastiano Mondolfo, che impiegò la sua ricchezza in laute e proficue beneficenze e in ardite imprese nazionali. Pervenne poi in eredità alla nobil donna baronessa Enrichetta Lodigiani Luppis, che tramutò quella rocca in amenissima villeggiatura con un vasto parco. I fortilizia e le catapecchie vennero demoliti e non se ne scorgono che le fondamenta; molte finestre e porte furono otturate, i sotterranei riempiti di terra e così la fossa che circondava le antiche mura. Solo la parte del fabbricato a mezzogiorno ricorda i tempi passati; la merlatura è tuttora visibile.

 


Panorama dal Castello STORIA MODERNA

STORIA MODERNA

Più ci si avvicina ai giorni nostri più risulta difficile trovare testimonianze e ricerche storiche relative al territorio geografico di Monguzzo. Tuttavia si può asserire che fino agli ultimi anni del secolo XIX la fisionomia sociale ed economica non subì mutamenti di rilievo. I grandi proprietari terrieri assegnavano la terra ai contadini che oltre a dover dividere il raccolto con il padrone (contratto misto) dovevano provvedere alle spese di coltivazione ed erano gravati dai cosiddetti "appendizi" (pollame, uova, formaggio), che dovevano fornire al padrone. Vessati da queste norme inique e in condizioni di vita sempre più critiche, i contadini dell'ultimo ventennio del secolo cominciarono ad opporsi alle pretese del padrone. Già negli ultimi anni del secolo XIX vi furono alcune conquiste, infatti, dice Arrigo Serperi, fra il 1885 e il 1901, si diffuse tra i coloni il "contratto d'affitto a denaro" che sostituiva il contratto misto e aboliva tutti gli appendizi. La conquista dell'affitto, pur non portando grandi mutamenti nei rapporti sociali, risultò una tappa fondamentale verso contratti equilibrati. Tuttavia ciò che maggiormente caratterizzò il primo quindicennio del nuovo secolo fu il progressivo e massiccio abbandono delle terre da parte dei contadini con un conseguente spopolamento delle campagne e un costante aumento dei lavoratori nelle fabbriche.  

 


Fraz. Nobile all'epoca SITUAZIONE DELLA POPOLAZIONE

SITUAZIONE DELLA POPOLAZIONE

Dal censimento, il quarto, risultava che Monguzzo, appartenente al Circondario di Como, Mandamento di Erba, contava nella frazione di Nobile (prima sezione) 44 famiglie, nelle quali erano presenti 175 maschi e 162 femmine; nella frazione di Monguzzo (sezione seconda) 70 famiglie nelle quali 346 maschi e 338 femmine.

I dati riguardanti le professioni, contenuti nel censimento stesso, chiariscono e supportano una delle asserzioni contenute nelle pagine precedenti. Il fenomeno di abbandono delle campagne risulta chiaro, soprattutto considerando che nei secoli precedenti, come in periodo feudale, la colonna portante del tessuto economico era il contadino, che all'occorrenza diveniva calzolaio, fabbro, tessitore, dovendo soddisfare le sole esigenze della famiglia.

In Monguzzo si trae una panoramica economica abbastanza varia, in tutto 257 contadini, contro 182 lavoratori con diverse mansioni: la differenza tra le due categorie non è più così netta come nei secoli addietro, pur tuttavia il mestiere del contadino rimarrà ancora per alcuni decenni il più comune non solo in Monguzzo, ma in tutto il comasco e il lecchese. Nel 1911 si effettuava il quinto censimento, dal quale risulta che la popolazione non aveva subito che minime variazioni nel numero; da esso infatti sappiamo che il numero delle famiglie era salito da 70 a 72 per un totale di 682 residenti in case sparse (abitanti delle cascine) che uniti a 14 "assenti temporanei dal comune, ma presenti nel regno" e altri 8 "che si trovano all'estero risultavano essere totalmente 352.

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Panorama antico DOPO LA 1° GUERRA MONDIALE

DOPO LA 1° GUERRA MONDIALE

Alla fine della prima guerra mondiale la spinta al superamento di squilibri socio-economici, non più tollerabili, si manifestò nel settore che da secoli costituiva la base dell'attività economica e cioè l'agricoltura.

L'economia agricola del territorio già per tutto il ventennio precedente la guerra tendeva a prosperare e questo può spiegarsi mettendo in evidenza l'importanza del nesso fra innovazioni tecniche, cooperazione e diffusione delle pratiche migliorative.

All'indomani del conflitto i primi ad essere messi  in discussione furono i rapporti fra proprietà e coltivatori secondo una linea costantemente perseguita.

Parallelamente a ciò si verifica un passaggio di terra nelle mani di nuovi proprietari che portò alla frammentazione dei possessi e al predominio della media e piccola proprietà diretto-coltivatrice.

La diffusione della piccola proprietà raggiunse simili proporzioni che R. Rossi scriveva: "fra i grandi avvenimenti storici che l'Italia conobbe dopo il 1914, il popolo della vastissima regione lombarda si conquistò la proprietà di una terra che coltivava e agognava da secoli...". L'avvento delle macchine in campo agricolo segnò la fine di un'epoca, oltre a non esistere più il rapporto diretto con la terra, affidato alla manovalanza, venne a mancare il lavoro per la stragrande maggioranza della popolazione contadina che, disoccupata, trovò un ottimo sbocco lavorativo nelle industrie nascenti del territorio. Nel 1937 veniva compilato il primo censimento industriale del secolo; nella frazione di Nobile vennero rilevate varie attività (parrucchiere, riparazione calzature, sartoria, commercio, officina meccanica, lavorazione del legno); e in Monguzzo prevalgono il commercio, l'industria tessile, la lavorazione del legno e l'impresa di costruzioni edili. Alcune di queste attività, perlopiù a conduzione familiare, vennero ingrandite dagli eredi che oltre ad attrezzarle con nuovi macchinari assunsero lavoratori del circondario. Nel 1951, data del II censimento generale dell'industria e del commercio, le linee di sviluppo industriale abbozzate all'inizio del secolo si erano ormai consolidate. Da esso risultano 26 ditte fra le quali le industrie meccaniche, le alberghiere e le fiorentissime industrie d'arredamento capeggiano. Fra esse da notare lo stabilimento Boselli che da solo dava lavoro a 64 lavoratori e apparteneva al settore tessile e che con l'officina Cazzaniga, in cui si impiegavano 18 operai, era la più grande realtà industriale di Monguzzo. L'elenco ufficiale e definitivo tratto dai questionari di censimento può essere considerato una valida testimonianza di come, dopo la II guerra mondiale, Monguzzo e la Lombardia tutta contribuirono al risanamento economico dello stato.